Sanità, piano nazionale per le liste d’attesa: cosa prevede?


Gestione trasparente delle prenotazioni di visite ed esami medici, un Osservatorio nazionale sulle liste d’attesa, riduzione dei tempi massimi previsti per ottenere le prestazioni non urgenti e la rimozione dei direttori generali delle aziende che non raggiungono gli obiettivi. Sono i pilastri del nuovo Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa 2019-2021 (PNGLA), approvato in Conferenza Stato-Regioni ma «bocciato» dai medici (leggi in documento in pdf). «Finalmente adesso avremo regole più semplici e tempi certi per le prestazioni che riportano il diritto alla Salute al centro del sistema», ha commentato il ministro della Salute Giulia Grillo. Il Piano individua l’elenco di prestazioni ed esami diagnostici soggetti al monitoraggio e prevede il rispetto, da parte delle Regioni, dei tempi massimi di attesa per ciascuno. Riduce il limite massimo di attesa previsto per quelle a priorità programmata (non urgenti) da 180 a 120 giorni e, in virtù del principio di trasparenza, prevede l’accessibilità alle agende di prenotazione delle strutture.

Tempi massimi

Liste d’attesa, accordo per ridurle Rimossi i direttori inadempienti

Le informazioni sulle liste d’attesa dovranno essere presenti su siti internet di Regioni e singole strutture, in apposite sezioni «dedicate e facilmente accessibili». In caso di superamento dei tempi massimi previsti per la prestazione, viene confermata la possibilità di ottenerla in regime di libera professione a fronte del solo pagamento del ticket. Per monitorare l’attuazione del Piano e segnalare eventuali criticità, verrà istituito un Osservatorio nazionale di cui faranno parte esperti e associazioni di cittadini. Infine gli impegni assunti dai direttori generali per superare le criticità legate ai tempi di attesa saranno «fattore prioritario nella loro valutazione» e il non raggiungimento degli obiettivi potrà provocarne la «decadenza automatica». «Abbiamo fatto un lavoro importantissimo e oggi, dopo dieci anni, il Paese ha un nuovo piano nazionale di gestione delle liste di attesa», ha detto Grillo.

Blocco dell’intramoenia

«L’intesa è meritoria ma sono necessarie risorse certe e più personale. Siamo solo all’inizio» precisa il presidente della Conferenza Stato-Regioni e governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. I medici parlano invece di «una fiera dell’ipocrisia», che non risolve il problema. Le critiche prendono di mira la possibilità, prevista nel nuovo Piano, di un blocco delle prestazioni in intramoenia (ovvero espletate dal medico privatamente ma all’interno della struttura sanitaria) in caso di criticità. «Regioni e Governo – commenta Carlo Palermo, segretario del sindacato Anaao (Associazione medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale) – si autoassolvono dalla responsabilità politica e gestionale e indicano nei medici dipendenti il capro espiatorio ideale, e nella loro attività libero professionale intramoenia la causa da rimuovere nel caso, non improbabile, che non si rispetti il “piano delle illusioni” che hanno stilato, pretendendo di definire il fabbisogno di prestazioni a prescindere dalle risorse disponibili».

La questione risorse

Contrario anche il segretario della Cimo (altro sindacato dei medici) Guido Quici, secondo il quale non si risolve la vera causa delle liste d’attesa, ovvero «i ridotti finanziamenti a sanità e personale, che alimentano la carenza di medici specialisti a disposizione». Spetta ora alle Regioni adottare il proprio piano entro 60 giorni, e «far sì – afferma Grillo – che non siano libri dei sogni ma realtà operative». Inoltre, ha ricordato il ministro, «questo Governo già nella legge di bilancio per il triennio 2019-21 ha messo a disposizione delle regioni importanti risorse: 350 milioni ad hoc, che mai prima d’ora erano stati previsti, per potenziare i servizi di prenotazione implementando i Cup digitali e tutte le misure per rendere più efficiente il sistema».

22 febbraio 2019 (modifica il 22 febbraio 2019 | 11:03)

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