sei l’orgoglio di una Nazione intera


L’Italia non regge l’impeto servo in una finale strepitosa iniziata con le azzurre in vantaggio e chiusa da un tie-break che ha premiato la maggior determinazione serba. Il Mondiale giapponese si conclude così, con l’Italvolley che vince il primo set, poi cede il secondo, rientra nel match col terzo set vincente e poi si ferma al quarto. Uno strepitoso mondiale che regala all’Italia un argento importantissimo, orgoglio di un movimento che ha mostrato il meglio di sè e di un Paese che si è unito attorno alle ragazze terribili di  Davide Mazzanti

Il sogno mondiale, iniziato come tale e trasformatosi in realtà, in una splendida realtà set dopo set. Tutte sono cadute sotto i colpi delle Azzurre, bravissime nel crescere di intensità durante il torneo in cui non c’è stata alcuna macchia fino alla finale, con l’unica sconfitta indolore, nell’ultimo match contro la Serbia prima delle fasi finali. Oggi, a palla ferma, ci si rende conto di quanto ha fatto questa nazionale, in finale dopo 16 anni, che ha rilanciato oltre la rete l’orgoglio di una nazione intera, finalmente fuoriuscita dal guscio del classico calcio, disciplina che tutto fagocita e ingloba.

Era dal 2002 che l’Italvolley in rosa non riusciva in una impresa così importante, quando alzò al cielo l’oro iridato, Poi i nuovi tentativi con i due Mondiali (nell’ultimo, con un 4° posto oggi diventato il trampolino di rilancio) e due Europei che hanno aperto altri cicli, meno vincenti, ma sempre all’altezza delle aspettative tanto che la pallavolo a livello femminile non a caso rappresenta il primo sport italiano. E che da questo mondiale in poi, avrà ancor più meritato seguito.

L’acme in Giappone è arrivato in semifinale, con l’epica vittoria sulla Cina, per 3-2 con in tie-break spettacolare, drammatico nella sua emotività che ha espresso il meglio di quanto l’italvolley femminile oggi ha saputo dimostrare al mondo. Esempio dell’orgoglio di un movimento che troppo spesso passa in secondo piano e che viene a richiamare a sè l’unità italiana solo nei momenti che contano, relegando il terzo sport nazionale in fondo ai pensieri di tifosi e ‘sportivi’.

E’ stato un Mondiale – cartolina al di là della finale contro le maestre serbe contro cui però la nostra Nazionale non ha per nulla demeritato, tenendo testa finché ha potuto, crollando alla distanza ma facendo comunque tremare l’avversario mettendolo sotto pressione con un inizio di rabbia, qualità e carattere.


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