Serie A, sugli arbitri cattivi pensieri e una rotta da cambiare


Le proteste biancocelesti con l’arbitro Rocchi in Milan-Lazio. Ansa

Le proteste biancocelesti con l’arbitro Rocchi in Milan-Lazio. Ansa

“A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina…”. A far propria una famosa frase attribuita a Giulio Andreotti stata la maggior parte dei circa 7000 appassionati di calcio che in meno di 24 ore ha partecipato ai sondaggi di Gazzetta.it sulla stagione degli arbitri costellata da errori e sulle sue cause. Ebbene, ne esce fuori un sentimento di sfiducia pressoch totale. Nel primo sondaggio l’80% dei votanti ritiene giustificate le veementi proteste di dirigenti e allenatori perch “certi errori fanno pensare male”, mentre solo il 20% le considera esagerate. Nel secondo, sulle responsabilit del caos attuale, il 53% insiste sul concetto di “cattivi pensieri” riguardo la buona fede di molti fischietti, il 12% li considera semplicemente non all’altezza e il 27% si concentra sull’uso sbagliato (o sul non uso) del Var. Il restante si divide puntando il dito sulle designazioni e sull’organizzazione dell’Aia.

l’analisi
Proviamo ad anticipare le possibili obiezioni. La prima: “Siamo un popolo di complottisti, retroscenisti, malfidati: normale avere queste risposte”. Forse, chiss. Di certo eventi e scandali – anche recenti – non hanno aiutato a far crescere sentimenti di fiducia. La seconda: “Ma se degli arbitri si lamentano tutti, vuol dire che alla fine c’ stata una forma di imparzialit”. Anche qui la giustificazione spesso in voga nei corridoi dell’Aia non convince. Perch se si sentono danneggiati tutti (e alcuni con una frequenza imbarazzante) vuol dire che gli errori sono stati davvero troppi ed evidenti. Proprio quello che l’uso della tecnologia avrebbe dovuto eliminare. Oggi le uniche scelte che non vengono contestate sono quelle sul fuorigioco quando sono le linee a decidere, l la discrezionalit non esiste. Ma nella maggior parte degli altri casi le polemiche divampano. Perch si arrivati a questo punto? Perch in poco pi di una stagione la classe arbitrale riuscita a dissipare i benefici del Var e a ritrovarsi nuovamente sotto accusa e vista di sottecchi da presidenti, dirigenti, allenatori, giocatori, tifosi e media?


le proteste
Davvero quest’anno si sono lamentati tutti, spesso con toni molto forti. Non solo chi vive la partita in maniera passionale ed emotiva ma anche chi di solito pi calmo e prudente. Gli esempi non mancano: Ancelotti dopo Juve-Napoli (“A che serve il Var?”), Marotta dopo l’Abisso di Fiorentina-Inter (“Danno irreparabile”), Leonardo dopo Juve-Milan (“Arbitro inadeguato”), Prandelli dopo Samp-Genoa (“Partita condizionata”), Totti dopo Roma-Inter (“Al Var dormivano”), Tare dopo Milan-Lazio (“Cronaca di una morte annunciata”), Gasperini dopo Fiorentina-Atalanta (“La pagina pi nera del Var”), Antognoni dopo Inter-Fiorentina (“Mai visto un rigore per un tocco di dito”). Quindi Giulini per il Cagliari, Prad per l’Udinese e anche il retrocesso Chievo con Di Carlo (“Ci sono forze pi grandi che decidono”). E se apriamo il capitolo del Torino non finiamo pi perch Cairo e Mazzarri reclamano torti evidenti in almeno 10 partite. Dunque? Tutti esagerati, esasperati, malpensanti? O semplicemente il mondo arbitrale deve prendere atto che esiste un problema di cui occuparsi e in fretta?

serve una soluzione
La credibilit per chi dirige fondamentale. A minarla non sono tanto le proteste dei protagonisti o i giornali e i media che le ospitano, quanto il livello degli errori e delle direzioni di gara. I problemi della classe arbitrale vengono da lontano (gestione, reclutamento, formazione, regole da modificare, rapporto con la tecnologia e spirito di squadra) ma i risultati negativi li vediamo nel presente, ogni weekend. E vanno risolti. Questa classe dirigente arbitrale in grado di guidare un cambio di rotta e tornare alla normalit? Perch una cosa certa: eliminare tutti gli errori impossibile ma eliminare i cattivi pensieri necessario. E ci si arriva solo con arbitraggi meno sconclusionati.


Link ufficiale: gazzetta.it