si gioca tutto in una settimana


Eusebio Di Francesco, 49 anni. LaPresse

Eusebio Di Francesco, 49 anni. LaPresse

Istruzioni per l’uso: non pretendiate che questo articolo riesca a spiegare fino in fondo ci che in risulta tutto sommato incomprensibile e, se vogliamo, abbastanza paradossale. A certificare la crisi della Roma non bastano le cifre (5 punti in 5 partite, peggiore inizio in campionato dell’era Usa, cio dal 2011), i dati tecnici (considerando anche la Champions, 7 gol segnati e 12 subiti in 6 match) e la rabbia che tracima dal mondo del tifo giallorosso, pronto gi a mettere sotto accusa la presidenza e il mercato (soprattutto), cos come Eusebio Di Francesco e la squadra. Il senso di fallimento che si respira sembra qualcosa di pi profondo, quasi esistenziale, che prescinde persino da ci che Claudio Ranieri ha ricordato a Radio Rai: “All’allenatore hanno venduto la spina dorsale della squadra”. Tutto vero, naturalmente, cos come vero, per, che la rosa attuale – pur con i limiti e i possibili errori di scelta – non vale certo questa classifica modesta e queste prestazioni, ma assai di pi.

RISCHIO ESONERO
La storia a questo punto nota. Dopo che il presidente Pallotta ieri ha definita “disgustosa” la prova di Bologna (l’ultima volta che era successo, il 10 gennaio 2016, il tecnico Garcia fu esonerato tre giorni pi tardi), la sorte di Di Francesco sembra appesa ad un filo. Tra due giorni c’ il Frosinone in casa e sabato c’ il derby, per non parlare dell’impegno di marted contro il Plzen in Champions. Come dire, 3 partite in 7 giorni tutte all’Olimpico, luogo dove storicamente i giallorossi con questa guida tecnica soffrono di pi. Destino segnato? Non detto. Vero che gi rimbalzano i nomi di eventuali sostituti (il sogno sarebbe Conte, ma pi praticabili sono le piste che portano a Blanc, Montella e Paulo Sousa, ora in Cina ma con la possibilit di liberarsi), per fare 9 punti – cio bottino pieno – ancora alla portata di questa rosa, sia pure depauperata principalmente dal punto di vista del carattere dalle partenze di tre big come Alisson, Nainggolan e Strootman. Come ha detto venerd scorso l’ex capitan Totti, parlando ovviamente per linee generali: “I giocatori sono bestie, sono bastardi”, e perci nell’ambiente giallorosso serpeggia l’idea che la squadra non sia pi pronta a dare l’anima per un allenatore che pure quattro mesi fa li aveva portati in semifinale di Champions League. C’ chi dice che paghi l’aver avallato un mercato fragile in cambio del rinnovo di contratto (con adeguamento), benedetto solo a giugno scorso; c’ chi dice che sconti i continui cambi di formazione (21 i titolari finora utilizzati in 6 partite ufficiali) e di sistema di gioco; c’ chi dice che i calciatori stessi – soprattutto gli stranieri – si sentano solo di passaggio perch il club ha come primo obiettivo la salute del bilancio e quindi le plusvalenze.


RITIRO
Un cosa certa: come si usava nel calcio assai meno tecnologico di una volta, il risultato che la Roma chiusa nel ritiro di Trigoria, attesa mercoled da una sonora contestazione che non salver nessuno, ed i capi d’accusa saranno sempre i soliti: la presidenza che aveva promesso trofei mai arrivati, la dirigenza sportiva che ha venduto i migliori senza sostituirli adeguatamente e la squadra che ricca di potenzialit ma povera di carattere. Vedremo se, come nei casi di cronaca nera di un tempo, la fine nota. Ovvero, Di Francesco esonerato e magari il d.s. Monchi in estate accomiatato, visto che ha una clausola di rescissione che gli consente di andare ovunque (e da tempo il tam tam di un addio si fatto pi forte). Di sicuro per c’ una cosa: se l’attuale allenatore avesse presto un erede sulla panchina, sarebbe il 7 in 7 anni gestione a stelle e strisce. Tutto sommato, apparentemente, una cosa che cozza in modo lampante con l’idea di pianificazione manageriale che la Roma bostoniana ha portato in Italia dal 2011, con risultati aziendali in effetti ottimi e visibili agli occhi di tutti. Il campo per un’altra cosa, cos come il cuore dei tifosi, che palpita lungo strade differenti. E se innegabile che la Roma in 7 anni si progressivamente assestata nell’lite italiana europea, nel giardino di casa – pur con una Juve cannibale in fatto di scudetti – sono riusciti a portare a casa Coppe Italia e Supercoppe anche Napoli, Lazio e Milan. Argenteria minore in confronto alle ambizioni di tutti, ne conveniamo, ma anche le piccole gioie, a volte, aiutano a rendere pi confortevole l’universo del calcio.

 Massimo Cecchini 

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