Sila, Marco Aidala scompare durante una battuta di pesca: è giallo


“Non si è suicidato”. È immediata la reazione degli amici e conoscenti di Marco Aidala riguardo alle prime notizie che lo vorrebbero annegato suicida nelle acque del lago dove pescava a Sila. Mentre la Protezione civile continua a cercarlo da venerdì scorso, gli amici hanno scelto di diffondere una nota: “Un ragazzo brillante, amante della vita e della natura e con una passione smisurata per la pesca. Molto più di un hobby per lui, forse addirittura una “compagna di vita”. Non ci sono elementi a supporto di una morte volontaria, ventilata invece in modo azzardato da taluni organi di stampa locali che sulla base di indizi frammentari e del tutto generici, emersi nelle prime ore successive alla scomparsa di Marco”.

L’ipotesi più verosimile – sottolineano gli amici – è quella di un malore sopraggiunto dopo un sopralluogo preventivo, nelle rigide acque dell’Ampollino, propedeutico a un’imminente battuta di pesca. Aidala, del resto, da provetto nuotatore non era nuovo a immersioni in mare e a bagni nel lago fuori stagione, anche in condizioni climatiche avverse, proprio in ragione dell’amore smisurato per la natura. Senza contare che Marco conosceva benissimo quei luoghi, in cui aveva campeggiato in numerose occasioni per diversi giorni, finendo forse con fidarsene eccessivamente tanto da restarne vittima».

«Comunque sia – si legge ancora nella nota -, l’aspetto più importante è continuare senza sosta il tentativo di ritrovamento in modo da restituire il corpo del giovane ai genitori.Una madre e un padre che insieme all’altro figlio Pietro e a tanti parenti, non hanno smesso di assistere alle operazioni di perlustrazione dell’Ampollino condotte dalle forze dell’ordine senza sosta, pure durante il nubifragio e lo stato di allerta-meteo”.


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