Silvio Berlusconi rinviato a giudizio nel caso escort – Tarantini


Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio dal gup del Tribunale di Bari per il reato di induzione a rendere false dichiarazioni all’autorità giudiziaria. La vicenda è quella delle escort che l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini avrebbe portato nelle residenze estive del leader di Forza Italia tra il 2008 e il 2009. Stando all’accusa, il Cavaliere avrebbe pagato Tarantini affinché rendesse false dichiarazioni e contribuisse a insabbiare l’inchiesta della procura di Bari. Nella stessa udienza preliminare, il giudice ha dichiarato invece la propria incompetenza territoriale per quanto concerne la posizione di Valter Lavitola, imprenditore ed ex direttore de L’Avanti: gli atti sono stati trasmessi alla procura di Napoli.

Stando alla ricostruzione dei pm Drago e Pontassuglia, dunque, Berlusconi (che era presidente del Consiglio all’epoca dei fatti contestati) si sarebbe adoperato per pagare Tarantini (e fargli ottenere alcune commesse lavorative) in cambio di false dichiarazioni ai pm che indagavano nel caso escort. Il fascicolo a carico di Berlusconi, non imputato nel processo escort (che in primo grado ha visto la condanna di Tarantini per reclutamento della prostituzione), è stato trasmesso alla procura di Bari dai giudici ai sensi dell’articolo 377 del Codice penale (intralcio alla giustizia). Nella lettura dei magistrati baresi, Tarantini aveva organizzato un giro di escort per provare a entrare nel “cerchio magico” di Berlusconi e ottenere favori in relazione alla sua posizione lavorativa. In particolare, Tarantini avrebbe avuto interessi a fare affari con la Protezione Civile e Finmeccanica.

Una posizione fortemente contestata dalla difesa del leader forzista, con l’avvocato Sisto che ha parlato del rinvio a giudizio come “atto giustificato dall’imponente materiale che legittima l’esperimento dibattimentale”. Dibattimento che, prosegue il difensore di Berlusconi, “sarà la fotografia di una difesa che secondo noi è più che sufficiente per ottenere l’assoluzione piena”. Linea condivisa anche da Nicolò Ghedini: “Siamo tranquilli che la completa assoluzione arriverà in tempi rapidi”.


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