Smartphone, scioperi e armadietti in classe. Cosa sapere sul ritorno a scuola


scuola scioperi invalsi bussetti



Scuola, secondo round. Con la novità dello smartphone e del tablet sdoganati ma, anche, di uno sciopero che si va a sommare ad altre problematiche appese. Come quella sull’obbligo vaccinale o sull’edilizia scolastica a cui mettere mano, e con urgenza perché significa parlare di sicurezza di docenti, studenti e personale amministrativo e di servizio.

Oggi tocca in Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, lo sciopero è quello annunciato a livello nazionale dall’Anief per martedì, in coincidenza con l’esame a Montecitorio dei nuovi emendamenti inseriti nel Milleproroghe relativamente ai precari. L’Anief parla di fallimento nell’operazioni che avrebbe dovuto portare al’assunzione a tempo indeterminato dei docenti precari.

A fare da apripista nel prendere posto sui banchi di scuola sono stati, mercoledì scorso, gli studenti della Provincia autonoma di Bolzano. Mercoledì 12 ci sarà il terzo blocco, quello che comprende gli studenti della Provincia autonoma di Trento e delle regioni Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Umbria, Campania e Sicilia. L’indomani toccherà agli studenti del Molise, mentre la quarta ondata – o quarta campanella, se si vuol ricorrere ancora a questa immagine – si avrà lunedì 17 settembre, coinvolgendo un blocco più che consistente di studenti e docenti di Toscana, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Sardegna, Lazio e Calabria. Buoni ultimi gli studenti in Puglia: cominceranno a misurarsi con le lezioni a partire da giovedì 20 settembre.

Fermo restando che grazie all’autonomia di cui godono gli istituti ogni singola scuola può anche decidere di anticipare la campanella, anche in considerazione dell’esigenza di recuperare giorni e rientrare nel numero obbligatorio di ore di scuola perché si profila un megaponte in aprile prossimo, tra la Pasqua che cade domenica 21 aprile, pasquetta del 22 e le festività pressoché immediate della Liberazione, il 25 aprile, e del Primo maggio.

scuola scioperi invalsi bussetti

scuola 

Detto questo, per giovedì 20 settembre sarà completato l’appello in aula a tutta l’Italia chiamata a frequentare le scuole. Per un totale di 8 milioni di studenti. Pensando comunque già alla fine anno scolastico 2018-2019, sebbene oggi come oggi sia oggettivamente lontano pensarci… Ad ogni modo c’è chi ha già ben fissato in mente, e sul diario o memoria dello smartphone, la data del 7 giugno 2019: sono gli studenti dell’Emilia Romagna. Saranno loro i primi a riporre nel cassetto i libri e ad andare in vacanza. Salvo quelli che devono sostenere gli esami di maturità, prima prova scritta il 19 giugno. Mentre gli esami conclusivi del I ciclo si svolgeranno tra il termine – a seconda delle regioni – delle lezioni e il 30 giugno prossimo.

Invalsi e alternanza, cosa cambia

Ci sarà ancora l’Invalsi, le cui prove si terranno tra il 1 e il 18 aprile per gli alunni delle classi terze della scuola secondaria di I grado e, invece, tra il 4 e il 30 marzo per gli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di II grado. A proposito di Invalsi, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti in un’intervista al Messaggero dice che le prove si faranno, non saranno prescrittive ai fini dell’esame di Stato – come appunto prevede l’emendamento della maggioranza al Milleproroghe che rinvia l’obbligo al primo settembre 2019 – e che “bisogna pensare anche ad altre forme di valutazione non solo degli apprendimenti”, ma anche di altre capacità dello studente nel saper affrontare difficoltà.

E anche l’obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro viene rinviata, mentre invece “è giusto dare un minimo di ore di alternanza da fare e contare sull’autonomia piena delle scuole”, ognuna delle quali potrà scegliere il percorso di alternanza e la durata con un numero minimo di ore di base. E “ovviamente – dice Bussetti – bisognerà sostenerle. Non è la quantità ad essere importante ma la qualità dei percorsi”.

scuola scioperi invalsi bussetti

 Afp

 Marco Bussetti

Un anno scolastico che vedrà l’ingresso ufficiale in aula dei tablet e degli smartphone nella veste di strumenti didattici e non per altri impieghi. Strumenti didattici di supporto, non prevalenti: “Ricordiamoci sempre – ammonisce Bussetti nell’intervista – che una buona lezione pè fatta da un buon maestro. Gli strumenti sono funzionali al clima relazionale e metodologico della classe. Certo, poi la tecnologia avanza e dobbiamo imparare ad usarla nel miglior modo possibile”.  Formando anche i docenti e facendo sì che a loro volta gli studenti imparino che la tecnologia “ha una sua grammatica”, altrettanto complessa come lo è l’algebra o la geometria. E per evitare abusi nell’uso di smartphone la strategia vincente può essere quella di stringere, come del resto sempre dev’essere, “un’alleanza educativa, dichiarare regole chiare e certe. In questo le famiglie possono esserci di grande aiuto”. E per quegli studenti che non possiedono dispositivi mobili personali, la scuola “si stanno ormai attrezzando”, dotandosi di dispositivi da lasciare in dotazione agli studenti.

Leggi anche: Gli effetti dello smartphone sulla lettura profonda. Una ricerca

Manca un preside su sei

Ma intanto ci sono i problemi legati alle carenze più indietro nel tempo, come quelle relative a chi fa marciare l’organizzazione di un plesso scolastico. Manca un preside su sei; uno su quattro regge anche altre scuole; c’è carenza di segretari e bidelli; i docenti precari sono diverse decine di migliaia; c’è il grosso scoglio delle maestre diplomate, che una sentenza del Consiglio di Stato ha escluso dalle graduatorie ad esaurimento.

L’ultimo concorso per la dirigenza scolastica risale a sette anni. L’associazione nazionale presidi lamenta che i loro iscritti arrivano a reggere fino ad addirittura 10-12 istituti, e non sempre l’uno vicino all’altro e questo finisce con l’incidere sulla frequenza con cui ci si può recare in una scuola a dirigere i lavori. C’è carenza poi di dirigenti amministrativi: i sindacati parlano di 2.400 posti ‘buchi’ su poco piu di ottomila istituti. La scuola si conferma quindi come un terreno difficile per ogni governo, per ogni ministro che l’approcci. Ogni anno si cerca di ridurre il gap, di ridurre i motivi per cui si genera lo scontro polemico e non con le parti sociali. Ma intanto la campanella comunque chiama a raccolta. 

Ancora Bussetti: “In realtà l’anno si avvia con le vecchie regole, sono arrivato al ministero il primo giugno, troppo tardi per fare grandi cambiamenti. Vorrei che i nostri ragazzi trovassero scuole sicure, accoglienti e belle. . Vorrei ad esempio che nelle scuole ci fossero gli armadietti per tutti i ragazzi. Sarebbe un modo più concreto per rendere la scuola un ambiente vivo e pieno di stimoli”. Tutti in classe, si riparte, tra novità annunci e vecchie aspettattive.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it




LINK UFFICIALE: https://www.agi.it/cronaca/rss