Sono favorevole alle droghe leggere e alla cannabis terapeutica


Non è nel contratto di governo e in Parlamento non se ne parla. Però, il ministro Giulia Grillo ha fatto sapere di essere favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere, e in particolar modo all’uso della cannabis per scopo terapeutico. Dopo le dichiarazioni che hanno creato un po’ di polemiche sui vaccini, per la quale non si dice contraria ma crede siano utili solamente alcuni specifici come il morbillo, a far parlare del ministro della Salute ora c’è quest’altra affermazione. Parlando all’Aria che Tira, su La7, Giulia Grillo si dice favorevole perché, spiega, “nella scorsa legislatura, depositammo una proposta di legge nella direzione della liberalizzazione. Sono anche a favore alla cannabis terapeutica che porta grandi vantaggi ai malati che la utilizzano. Purtroppo però la produzione per utilizzo terapeutico non è sufficiente a soddisfare le richieste, e stiamo lavorando per risolvere questo problema”.

Insomma, fondamentalmente il ministro si è dichiarato soprattutto a favore dell’uso terapeutico delle droghe leggere, non del loro uso indiscriminato. Ed è anche vero che per portare avanti questa proposta forse dovrebbe scontrarsi con soggetti come il leghista Lorenzo Fontana, ministro per la famiglia e la disabilità che condivide la “tolleranza zero” in fatto di legalizzazione: “Non liberalizzerò la cannabis. Penso ai genitori: non credo vorrebbero che i loro figli fumino”, aveva infatti dichiarato. Quello di cui parla il ministro Grillo, però, è un po’ diverso dal “permettere ai figli di fumare”.

C’era una volta una proposta per la legalizzazione delle droghe leggere

In uno scenario in cui la legalizzazione delle droghe leggere potrebbe avere scopo terapeutico e ricreativo, si accompagna anche il principio di contrasto alla criminalità organizzata che gestisce il traffico illegale degli stupefacenti, che rappresenta circa il 70% delle attività. Il disegno di legge che era stato presentata in Parlamento nel 2015, infatti, aveva questi come obiettivi: rendere legale il possesso fino a 15 grammi di marijuana nella propria abitazione, fino a 5 all’esterno e la coltivazione fino a cinque piante nel proprio domicilio. Rimanevano invariate però le pene per lo spaccio, proponendo la possibilità di formare dei ‘cannabis social club’, associazioni senza scopo di lucro autorizzate a coltivare marijuana per l’uso dei propri soci. Non solo, veniva proposto anche di aprire dei negozi in cui si poteva vendere cannabis per scopi ricreativi con regimi di tassazioni simili a quelle per il tabacco. In questo modo quindi, lo stato ne avrebbe avuto un guadagno non solo diretto, ma anche collaterale dovuto ai profitti delle aziende produttrici e dalle tasse, non contando che la ‘war of drugs’ costa allo stato più di un miliardo e mezzo all’anno, di cui la metà vanno al sistema carcerario. In più, come dimostra l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT), l’Italia è il secondo paese che consuma più cannabis in Europa se si considera la fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni. Quindi, bisogna fare i conti con la realtà: in Italia nel 2017 il 10% della popolazione ha fatto uso di cannabis, ma meno dell’1% ne fa uso quotidiano. Questo dimostra che siamo lontani dall’abuso e a documentarlo è l’European Drug Report del 2018 pubblicato dall’OEDT. Rimane poi che siamo al quarto posto in Europa per reati legati alla cannabis: 42.609 casi nell’ultimo anno di rilevazione, il 2016. Ma di questi, ben il 62% riguarda il consumo e non lo spaccio. Con la legalizzazione si aprirebbe un vero e proprio business, ma non solo: si favorirebbe la ricerca scientifica per soluzioni terapeutiche, la ricerca nella qualità del prodotto, le campagne informative. Nonostante tutto, però, durante l’analisi la proposta era stata rimaneggiata ed era rimasto in discussione solo l’utilizzo per scopo terapeutico. Ad essere a favore delle legalizzazione della cannabis era anche l’ex ministro alla Salute nonché studioso di fama mondiale Umberto Veronesi, che nei primi anni del dibattito fece il paragone con il tabagismo, riconosciuto come uno dei più gravi problemi socio sanitari internazionali.

La cannabis come terapia

In Italia l’uso terapeutico della cannabis, in realtà, è legale dal 2013 e nel 2017 è stata autorizzata la produzione, da parte dello Stato, dell’Istituto chimico e farmaceutico militare di Firenze. L’informazione a riguardo però, anche per i pazienti che vorrebbero e potrebbero farne uso, è quasi nulla. Questo porta a una serie difficoltà anche nell’accesso alle cure. Il suo utilizzo per la cura del dolore nelle malattie reumatiche può assumere un ruolo molto importante, soprattutto per quel che riguarda il dolore neuropatico. Non solo, l’utilizzo è indicato anche per controllare i sintomi di patologie che implicano spasticità associata a dolore come la sclerosi multipla o le lesioni del midollo spinale, per dolori cronici quando i trattamenti classici sono inefficaci, per l’effetto anticinetosico (contro il mal di viaggio) e anti nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV. Poi ancora per favorire l’appetito nella sindrome da deperimento o nell’anoressia, ha un effetto ipotensivo nel glaucoma resistente alle terapie convenzionali e può essere usata anche per ridurre i movimenti involontari del corpo nella sindrome di Gilles de la Tourette, cosa che non avviene con i trattamenti standard.


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