Sono populista, non mi lascio distrarre da vanità e arroganza


Io sono populista”, rivendica con orgoglio il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Guadagnandosi così gli applausi dei presenti alla scuola di formazione politica della Lega. Nell’intervento a Milano Conte parla anche di se stesso e del suo ruolo: “Vi posso assicurare che nella posizione in cui sono mi è capitato di coordinare delle decisioni di sintesi che potrebbero apparire scomode”. E, rivendicando il suo essere populista, spiega ciò che un politico deve avere: “Deve esserci passione, senso di responsabilità, lungimiranza”. Al contrario, ci sono due “peccati gravissimi dei politici: vanità e arroganza”. “Vanità – spiega – significa non pensare al bene comune ma a specchiarsi”. Al contrario, il populismo si dedica alla politica “con attenzione ai bisogni della gente e non lasciandosi distrarre dalla vanità e dall’esercizio di arroganza collegate alle forme del potere”.

Conte parla di frattura tra le elite politiche e la società civile: “Si è creata una frattura tra le elite politiche e la società civile, una progressiva erosione della qualità della classe politica e questo ha creato astensionismo e voglia di cambiare. Le nuove forze politiche hanno saputo interpretare questo senso di cambiamento prospettando un nuovo modo di fare politica”. Poi il presidente del Consiglio parla ancora di se stesso: “Il mio impegno richiede tanto sacrificio, ho dovuto rivoluzionare la mia vita, gli affetti vengono compressi, ma la prospettiva di fare del bene per la comunità è stata così stimolante che non ho avuto dubbi. Questa accettazione è arrivata in un momento storico in cui fare politica non gode di grande prestigio”.

Il reddito di cittadinanza e la riforma fiscale

Il presidente del Consiglio parla anche delle misure del governo, a partire dal reddito di cittadinanza: “Può essere percepito con preoccupazione come assistenzialismo ma dipende da come sarà realizzato”. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di “realizzarlo in una prospettiva di crescita, sarà una riforma fondamentale”. “La riforma fiscale – prosegue poi Conte – non si fa tutta d’un tratto, ora interveniamo in misura significativa ma sulla pressione fiscale c’è da lavorare ancora perché non è ancora soddisfacente”.


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