“Sono stato il talismano della Juventus campione d’Europa. A Roma ho sofferto. Squalificato 7 giornate perché…” – Il Posticipo


(Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Uno come Simone Loria al fantacalcio faceva comodo. Generosità a palate, ma soprattutto quel vizietto del gol che per un difensore è spesso grasso che cola. Il suo besteller è uscito nel 2006: una sforbiciata in stile Panini da fare invidia all’ultimo arrivato CR7, un gesto che forse avrebbe meritato più pubblicità. A Roma le cose non sono andate come sperava, in compenso altrove non ha mai tradito le aspettative: chiedere ai tifosi di Cagliari, Atalanta e Torino per credere. Ha chiuso col calcio giocato al Cuneo a modo suo, mettendoci la faccia dopo aver rimediato una lunga squalifica contro la Feralpi Salò. La sua seconda vita comincia dove è iniziata quella da calciatore: nella sua Torino, in mezzo ai ragazzini della Virtus Mercadante, la sua scuola calcio.

(Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
(Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Loria, il calcio giocato le manca? Si era stancato di qualcosa?
Non mi manca anche perché passo il mio tempo sui campi di calcio coi ragazzini della mia scuola per adesso. Non penso nemmeno che il calcio possa stancare. Ci sono più fattori che ti spingono a scegliere di smettere anziché andare avanti. Non è una questione di stanchezza.

Come è nata l’idea di fare l’allenatore?
Ho fatto questo lavoro per tanti anni e ho appreso molte cose dai miei allenatori. Mi piacerebbe trasmettere ai ragazzi ciò che ho imparato da giocatore e le mie idee. Non mi piace un allenatore in particolare: l’umiltà sta nell’essere disposti ad apprendere qualcosa da ciascuno di loro.

Lei da ragazzino ha vinto la Champions League con la Juve: una partenza col botto!
Ero nella rosa che ha vinto nel 1995-96, ero giovane però. È stato fantastico allenarmi con campioni come Vialli, Baggio, Padovano, Paulo Sousa, Deschamps, Ferrara, Jugovic, Di Livio, Del Piero allora giovanissimo, Conte, Davids. Sono cose che rimangono nel bagaglio di una persona. Ultima Champions vinta dalla Juventus? Sono stato io a portarle fortuna…

In quella rosa c’era anche un giovanissimo Tommaso Rocchi…
Era una bella Primavera che ha sfornato parecchi giocatori che poi sono andati in Serie A. Quella Champions fu indimenticabile. Finché fai il calciatore però non riesci a goderti quei momenti più di tanto. Quando giochi e vinci poi pensi subito a quello che viene dopo, quando smetti invece i ricordi ritornano in mente. Da giocatore non hai il il tempo per fermarti e pensare a quello che è successo.

(Photo credit should read PACO SERINELLI/AFP/Getty Images)
(Photo credit should read PACO SERINELLI/AFP/Getty Images)

Nel 2006 lei con l’Atalanta segnò un gol pazzesco al Chievo (2-2): se lo avesse fatto CR7 se ne sarebbe parlato di più?
Forse sì, ma è il prezzo della notorietà. Se lo fa uno che è conosciuto in tutto il mondo ha una risonanza diversa: si sa che funziona così. Non c’è nessun risentimento però, sono contento di aver segnato quel gol. Semmai mi avrebbe fatto piacere vederlo nelle figurine Panini…

Per essere un difensore, segnava spesso: ha qualche rimpianto per non aver fatto l’attaccante?
Se fai l’attaccante devi segnare ogni domenica, invece da difensore nessuno ti chiede di farlo. Se il gol arriva è qualcosa in più e fai il bene della tua squadra e della gente che ama il calcio.

Lei ha giocato con la Roma 2008-09: è stato bello, ma complicato?
Sì, ma sappiamo che è così. Sono capitato a Roma nelle annate più complicate. Sono stato sfortunato, ma ho vissuto esperienze bellissime e poi ho giocato anche in Champions League. Ho fatto il massimo.

Quell’anno prima di Napoli-Roma fu tensione tra Panucci e il tecnico Spalletti: come andò?
C’era stato un litigio tra loro due e la società aveva deciso di mettere il giocatore sul mercato a gennaio, poi però Christian non è partito ed è tornato a giocare con noi. Divergenze tra giocatori e allenatori ci stanno, ma bisogna discuterne senza litigare.

(Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
(Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Nel 2009 lei ha segnato con la Roma alla Juve, ma avete perso 4-1 all’Olimpico. Nel post-partita si era lamentato per il fatto di aver giocato poco fino a quella sera…
Sì, ma sapevo che avrei giocato poco a Roma: lì c’è tanta competizione e ci sono giocatori di livello internazionale. Nella mia carriera ho sempre giocato tanto, a parte negli anni coi giallorossi. Pativo quella situazione, ho sofferto.

L’anno dopo è andato al Torino in B: non ha avuto paura di scendere di categoria?
No, perché tornavo nella mia città e volevo vincere una sfida importante, ma non siamo riusciti a salire in A perché abbiamo perso la finale playoff col Brescia. Però ci sono andato molto vicino.

L’anno dopo è tornato alla Roma: altra esperienza luci e ombre?
Con Ranieri giocavo poco, anzi quasi niente, invece Montella mi aveva dato fiducia. Però gli allenatori fanno le loro scelte e vanno accettate.

(Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)
(Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Come vede Roma-Torino? Sorpreso per le difficoltà incontrate da Di Francesco quest’anno?
Nessuna delle due squadre sta vivendo un momento felicissimo. C’è tanta differenza dal punto di vista tecnico, ma le partite vanno giocate. Il Toro ha bisogno di punti per dimostrare a se stesso che può fare qualcosa in più, mentre la Roma deve arrivare in Champions. Le difficoltà di quest’anno non mi hanno sorpreso, Roma è fatta così e Di Francesco lo sa bene perché ci ha giocato e vinto. È una piazza esigente. Quando un anno fai grandi cose, la gente spera che la squadra si ripeta la stagione dopo, ma non è facile riuscirci.

In quegli anni in A con quale attaccante ve ne siete date di santa ragione?
Ne ho incontrati tanti… Il più spigoloso di tutti però era Zlatan Ibrahimovic, senza dubbio.

(Photo by New Press/Getty Images)
(Photo by New Press/Getty Images)

Lei ha chiuso al Cuneo nel 2013 beccandosi 7 giornate di squalifica: come sono andate le cose?
C’era stato un fallo e io ero andato a protestare. L’arbitro mi aveva detto che mi avrebbe cacciato fuori e fatto smettere di giocare. Io come battuta gli ho detto che ero lì perché avevo già smesso… Nel referto ha scritto che avevo cercato di aggredirlo. Quell’anno avrei aperto la scuola calcio a Torino e allora decisi di mandare un video in cui si vedeva che non lo avevo toccato nemmeno una volta.

Quella punizione è stata ingiusta?
Lui ha scritto certe cose nel referto perché voleva darmi un certo tipo di squalifica, sennò mi avrebbe buttato fuori e basta. Non erano giustificate quelle sette giornate. Non mi ricordo il nome dell’arbitro, ma per fortuna non ci siamo più rivisti dopo quell’episodio… Poi ho smesso di giocare, ma sono stato io a scegliere di farlo.




Link ufficiale: gazzetta.it