Stanotte a Pompei | Alberto Angela


Già pronto ai quattro speciali di Ulisse e al nuovo ciclo delle Meraviglie, Alberto Angela raccoglie la sfida del sabato sera di Rai 1: “Il messaggio vincente della tv pubblica è che il sabato sera non facciamo intrattenimento spicciolo, facciamo spettacolo con la cultura”.

La ricerca è come il pane, va condivisa: la divulgazione è il momento in cui spezzi il pane e lo dai a chi ti è di fronte … Quello che cerchiamo di fare col nostro racconto è di unire la conoscenza all’emozione, un po’ come Amore e Psiche: uniamo due mondi che fanno parte della nostra vita quotidiana per cercare di raccontare Pompei”.

La formula ‘magica’, anzi squisitamente scientifica, di Alberto Angela è tutta qui, nel suo approccio, unico, alla ‘materia’ storica, che affronta sempre con lo spirito del ricercatore. Lo ricorda anche nella breve intervista che ci ha concesso, e di cui lo ringraziamo,  a margine della presentazione, avvenuta nelle sale del Museo Archeologico di Napoli, di Stanotte a Pompei, quinto capitolo di una vera e propria enciclopedia televisiva, capace di raccontare storia, arte, archeologia, architettura, scienza appassionando il telespettatore.

“I musei non sono collezioni di oggetti, ma sono la testimonianza di un’umanità che non c’è più. Davanti a una statua mi viene da chiedere chi erano gli scalpellini che l’hanno realizzata, come vivevano, come svolgevano il loro lavoro…”

ribadisce Angela, formatosi come paleontologo, ma che proprio a Pompei – ormai 25 anni fa – ha iniziato a raccontare altro, senza mai perdere il guizzo, l’istinto e il piacere della ricerca. Anche per questo si emoziona raccontando del ritrovamento fortuito nei depositi del Museo Archeologico  Nazionale di una bottiglia, sigillata e sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 70 d.C., contenente quel che sembra essere olio d’oliva ormai solidificato, ma che potrebbe rappresentare il più antico mai ritrovato. Una scoperta casuale, stimolata dalla visione di un affresco conservato anch’esso nei depositi del museo che aveva come soggetto proprio una bottiglia e del pane: “Ho intravisto questa bottiglia che mi sembrava identica a quella del dipinto e così è nato tutto“, spiega Angela.

“La tv quindi non solo diffonde, ma in questo caso stimola alla ricerca”

gli fa eco il direttore del MaN Paolo Giulierini. E in fondo questa tanto bistrattata televisione si ritrova a proporre nella prima serata del sabato sera, sulla rete ammiraglia, un programma di pura divulgazione scientifica, quasi come se fosse ormai l’ultimo baluardo all’avanzata dei ‘barbari’ dei social.

“Questa collocazione è una grande sfida, una grande responsabilità. Ricordo i sabato sera di quando ero piccolo con Walter Chiari, Mina, Canzonissima e trovarmi adesso nella stessa collocazione è una grande emozione. Non è una novità per noi, visti i 18 anni nel sabato sera di Rai 3, ma ora trasferiamo questa esperienza su Rai 1 ed è un bel messaggio che la tv pubblica sta dando: non facciamo intrattenimento spicciolo, abbiamo rispetto di chi c’è dall’altra parte e diamo un contenuto bello, serio e soprattutto di cultura. Cerchiamo di raccontare qualcosa di diverso, anche se Pompei è conosciuta: se la conoscenza si unisce all’emozione, come Amore e Psiche, allora riusciamo a unire due mondi distinti, che appartengono però tutti e due alla nostra vita quotidiana”.

E’ il messaggio che la Rai invia con questa scelta a essere vincente e importante per Angela, che in conferenza ha rivendicato con forza particolarità del sistema televisivo italiano e la qualità, in primis, del suo pubblico:

“Il risultato che abbiamo conseguito con tanti programmi, da Superquark a Passaggio a Nord-Ovest, da Ulisse a Meraviglie è della gente che guarda. Non siamo noi a creare qualcosa, ma loro a seguire ed ascoltare. Se in Italia si arriva a collocare un programma di divulgazione culturale nel prime time del sabato è perché gli italiani sono diversi. Penso davvero che la tv italiana sia un caso particolare: cultura e scienza sono in tanti orari. La tv italiana ha sempre avuto il coraggio di mettere la cultura in prima serata, ora addirittura il sabato sera”.

Una sfida, come detto, non semplice, di cui sia Alberto Angela che il direttore di Rai 1 Angelo Teodoli sono consapevoli: “Una scelta del genere è insita nella missione stessa della Rai servizio pubblico” dice Teodoli, che sottolinea come “gli Angela abbiano aperto una strada, creando un pubblico con un’offerta di prodotti che hanno avuto un successo clamoroso“, restituendo così a Piero e Alberto il giusto ruolo che per modestia ‘rimbalzano’ al pubblico.

“Noi facciamo divulgazione in prima serata di sabato non perché è facile, ma perché è difficile – ribadisce Angela citando gli astronauti chiamati a conquistare la Luna –  Noi abbiamo sempre usato la scienza e la cultura per fare spettacolo. Penso che la tv, diversamente da altri media, premi la sincerità: se il programma piace, si vede. Arriviamo al sabato sera di Rai 1 dopo anni di lavoro, in cui abbiamo imparato sempre più come essere efficaci ed efficienti. Non è così importante l’Auditel: il messaggio vincente è che noi il sabato sera alimentiamo la conoscenza“.

Ci sembra di capire che avrebbe apprezzato una collocazione anticipata alle 21.00, come del resto inizialmente comunicato, ma slittata poi alle 21.25, come vuole la regola del sabato sera: un altro segno dei tempi cambiati dai suoi inizi tv, datati 1993. Per quanto si sia definito ai microfoni di Blogo “un uomo televisivo” è pur vero che le nuove tecnologie, non solo quelle di ripresa che hanno permesso la realizzazione di questo prodotto in Ultra UHD 4K, offrono linguaggi e mercati nuovi e diversi sul web. Abbiamo quindi chiesto se ci fosse in cantiere qualche contenuto ad hoc, magari anche virale, da veicolare online, quasi come una forma di ‘vaccino’ alla deriva dovuta alla ‘misconoscenza’, per non dire altro, e alla protervia propagandistica.

“Ci sto già pensando. Stiamo valutando un approccio diverso, non più televisivo, ma anche attraverso il web e attraverso tutta una serie di soluzioni che ormai devi adottare, ma non perché alla moda, ma perché è un modo per raggiungere tutti con la conoscenza, con la divulgazione. Io sono un ex ricercatore, nel senso che non lavoro adesso ma ho lavorato per tanti anni e per più di 10 anni ho fatto scavi di paleontologia umana… la ricerca è come il pane, va condivisa. La divulgazione è il momento in cui spezzi il pane e lo dai a qualcuno di fronte a te. Se una notizia rimane in laboratorio muore lì: è come fare una bellissima torta, ma lasciarla in frigo”.

La divulgazione come strumento anche contro le fake news, quindi?

“La divulgazione non è una forma di giornalismo, è qualcosa di fondamentale per traghettare la conoscenza. Che sia in tv, sui social, sul web… l’importante è dare un’informazione seria, affidabile e anche verificabile… cosa alla quale bisogna sempre stare attenti, perché sul web non sempre lo sono”.

Noi vi rimandiamo alla breve video-intervista d’apertura, scusandoci per la qualità dell’audio non proprio impeccabile, e vi ricordiamo l’appuntamento con Stanotte a Pompei, in onda sabato 22 settembre alle 21.25 su Rai 1 e in liveblogging su TvBlog.

 




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