“Sto bene. Con Chiesa, Zaniolo e Barella l’Italia aprir un grande ciclo”


Gigi Riva, 74 anni, simbolo del calcio italiano. Afp

Gigi Riva, 74 anni, simbolo del calcio italiano. Afp

La roccia tornata. Con la solita passeggiata in centro dalle parti di via Tola e via Dante, i quotidiani presi da decenni nella tabaccheria di fiducia, le cenette a base di prosciutto crudo e parmigiano o spigola ai ferri, due dita di rosso, da Giacomo, nell’angolo imbandierato e riservato del ristorante Stella Marina, da anni meta di un pellegrinaggio laico. Gigi Riva si racconta alla Gazzetta dopo un anno di silenzio e l’eloquio fluido, a tratti divertito. Rombo di tuono storia, valori, forza e magie. Capitoli impossibili da scordare per chiunque ami il calcio. Meglio se tifa Cagliari e non scorda il bomber dei bomber in azzurro. “S, sto meglio dopo un po’ di affaticamento. Ma d’altronde, non sono pi un ragazzino”.

Settantaquattro anni compiuti lo scorso 7 novembre. Il regalo pi bello?


“Un telefono cellulare dai miei figli Mauro e Nicola. Sono loro la mia forza”.

Cagliari ha un nuovo idolo, Nicol Barella. Che cosa ne pensa?

“Barella nato nella scuola calcio che porta il mio nome. Fin da bambino mostrava qualit e tecnica superiori alla media. S, aveva anche furbizia e voglia di emergere. Voleva sempre vincere e non tollerava che potesse perdere un contrasto o sbagliare un passaggio. Ricordo di averlo seguito, anche di nascosto, da bordo campo. Mi aveva colpito anche per come calciava. Adesso pronto per volare”.

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Intanto anche il c.t. Mancini lo ritiene insostituibile nella sua Italia.

“Roberto stato un grande talento da giocatore, una qualit che ha poi portato in panchina. Nei club in cui ha lavorato, piazze importanti e con forti pressioni, ha avuto intelligenza e coraggio nel lanciare i giovani. Ho visto nelle sue convocazioni un piglio diverso, quello di chi vuole costruire il futuro, non si accontenta e sa di doversi prendere qualche rischio”.

Il tricolore per non sventola solo per Barella.

“S, oltre a Nicol penso anche a Zaniolo, Chiesa, Tonali e gli altri chiamati di recente. Mancini sta lavorando con scrupolo. Sta aprendo un ciclo dopo la mancata qualificazione al Mondiale dell’anno scorso. Ma si deve avere pazienza. Per costruire una nazionale competitiva serve tempo. E, soprattutto, non facciamo accostamenti inutili”.

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 Mario Frongia 

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