“Sto sulle balle? Io mi trovo simpatico… Qui per restare”


Walter Zenga, 58 anni. Lapresse

Walter Zenga, 58 anni. Lapresse

Pippo Inzaghi aveva scelto di abitare a Mestre, di fronte alla sede, vivendo tra casa e campo. Walter Zenga no. Quando Joe Tacopina l’ha chiamato per raddrizzare il Venezia, ha accettato anche perch avrebbe potuto vivere “nella citt pi bella del mondo”. E cos casa a Cannaregio, terrazzo sul Canal Grande, barca pronta, l’amico Paolo Poggi che abita a due passi e lo accompagna ovunque. Per staccare un po’ dalla B.

La sua Venezia?


“Scopro stradine nascoste, poco turistiche. In un quarto d’ora sono a Rialto o San Marco. Non sto molto in casa, vado anche a vedere la Reyer. Presto visiter le isole, come quando ero in Sicilia. Aspetto mia moglie, a Dubai con i figli ma ogni tanto mi raggiunge. Ho girato tanto, mi sono sempre adattato bene: mi sento cittadino del mondo”.

Nel frattempo ha risvegliato il Venezia. Con Vecchi 4 punti in 6 partite, con lei 11 in 6.

“Tutti siamo maniacali, ma non questione di ore al campo. Meglio isolarsi un po’ per presentarsi bene con la squadra. Io sto bene con me: sto sulle balle a qualcuno, ma io mi trovo simpatico”.

S ma la svolta?

“Qualit e valori ci sono. Il cambio di tecnico porta pi responsabilit ai giocatori: bisogna cercare di esaltare i loro valori”.

La squadra si dice pi motivata: era solo questione di testa?

“La testa importante, ma anche la gestione del tempo libero. Non il riposo che rigenera, ma la qualit del riposo. La squadra doveva solo ritrovarsi e convincersi dei propri valori”.

Anche a livello tattico ha cambiato qualcosa.

“S, come principi di gioco, ma la cosa difficile trasmetterli. Non ho imposto nulla: ho proposto, ascoltato i pareri, ho spiegato e abbiamo provato. Sono arrivati i risultati, i ragazzi hanno trovato fiducia. La sconfitta a Cittadella non ha inciso. E’ pi difficile gestire l’euforia, che porta a cadere pesantemente”.

La sua attenzione agli schemi sulle palle inattive?

“Gi col Brescia s’ visto qualcosa, lavoriamo per crescere”.

Com’ il rapporto con Tacopina?

“Parliamo solo in inglese, un uomo vero, schietto. A volte sono quasi io che devo smorzare lui, incredibile… Ha una bella visione, mi piace”.

La sua prima Serie B era stata l’ultima parentesi italiana da portiere: Padova 1996-97. Oggi ha ben altre motivazioni…

“Sono reduce da una retrocessione, brutta. Il Crotone, per come giocava, meritava di salvarsi e l’amarezza me la sono portata fino a settembre. Potevo restare, ma non avrei pi offerto quello che avevo dato, ero scarico. Dovevo fermarmi, stare coi figli. Poi quando mia moglie mi ha chiesto se sarei rimasto ancora tanto a casa (ride, ndr), mi sono rimesso in gioco e, quando mi ha chiamato Tacopina, ho preso l’aereo deciso a fermarmi”.

La Serie B 21 anni dopo.

“Non ho l’ancora capita. Mi concentro sulla mia squadra e basta. Ho visto le squadre pi forti, con giocatori che possono stare in A e buone organizzazioni. Magari sugli arbitri qualcosa da ridire c’, ma lasciamo stare…”.

Falzerano squalificato per 3 giornate per il presunto fallo su Tonali… A proposito, come ha visto sabato il talento del Brescia?

“E’ stato fischiato per tutta la partita, ma ha continuato imperterrito a giocare. Grande maturit per un 18enne di qualit. Con Pirlo simile solo per i capelli: per me pi Paulo Sousa”.

Le piacerebbe fermarsi a Venezia e costruire qualcosa?

“Rubo un pensiero a Velasco: mi vedo a 70 anni confrontarmi con lo staff per preparare la prossima partita, non a raccontare il passato. Questo un lavoro assurdo: se perdo tre partite che succede? Io do il meglio di me oggi, perch domani deve essere un giorno migliore. Farei i contratti a settimana, o al mese”.

A quasi 60 anni il rischio di diventare l’allenatore che rimedia ai problemi, come per esempio ha fatto per anni il suo maestro Sonetti…

“Non quello che cerco”.

Una carriera da calciatore costruita attorno a un club, quella da allenatore cambiandone uno all’anno.

“All’Inter sono nato e cresciuto, da allenatore bisogna avere il trolley pronto. In giro per il mondo succede di tutto. Ho lasciato Riad perch per sei mesi non ho preso lo stipendio. A Riad!”.

Usa, Romania, Serbia, Turchia, Emirati Arabi, Inghilterra: cosa c’ da imparare in quei paesi?

“Tutto. Da come si affrontano le situazioni a come ci si confronta: fondamentale per un tecnico”.

Tra tante dimissioni ed esoneri cosa brucia di pi?

“Samp e Wolverhampton. Ferrero ha ammesso di aver sbagliato, in Inghilterra ho sostituito Lopetegui e ho pagato i risultati, non le prestazioni”.

La chiamata mai arrivata dall’Inter un cruccio?

“Ma no, ormai… Anche se guardando in casa Milan un pensierino, forse…”.

Come potr l’Inter annullare il gap dalla Juve?

“Deve continuare cos, senza fretta. Pi vinci, pi ti abitui a vincere”.

Da cittadino del mondo ha fiducia nei cinesi?

“In questi s. Ragionano scegliendo il meglio, hanno professionalit. Devono capire cos’ l’Inter, e non devo dirlo io”.

Spalletti una garanzia?

“Ottimo allenatore, mi sempre piaciuto ed passato anche lui da Venezia”.

Un collega che ammira?

“Pochettino, sono andato a trovarlo, molto gentile. Sono tifoso del Tottenham: col Chelsea stato straordinario”.

E lo dice alla vigilia di Tottenham-Inter?

“Una squadra mi piace, l’altra la mia vita. Sar dura, ma questa la Champions”.

La nuova Nazionale di Mancini?

“Molto bene, sta crescendo, propone gente nuova. Gli faccio gli auguri per i 54 anni”.

A proposito di vecchi amici: ha letto di Vialli?

“Gli ho mandato un messaggio, senza pubblicare nulla sui social. Ci vogliamo bene, serve discrezione. Avevo intuito qualcosa: ho rispettato la sua scelta di non volersi confidare, spero tutto si risolva velocemente”.

Dal nostro inviato Nicola Binda 

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