Tengono in ostaggio una città per il consenso


Tengono in ostaggio una città per il loro consenso”, sono le parole con cui si apre l’intervista all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi sul Il Secolo XIX. Il tema trattato è uno solo: il decreto Genova, una questione che secondo Renzi sarà “il prossimo epicentro di malcontento contro scelte governative sulle infrastrutture” e che il Pd approverebbe solo se si togliessero le norme su Ischia e sui fanghi.. Secondo l’ex segretario del Partito Democratico, l’argomento delle infrastrutture però, nonostante i dissidi interni, non porterà a una crisi di governo e il motivo, per Renzi, è semplice: “Questi sono talmente attaccati alle poltrone che votano tutto, dal condono di Ischia alle robe di Salvini”, ha detto. “Hanno fatto una legge di bilancio che costa più di cinque miliardi di spese di interesse”, ha commentato in merito alla manovra. E quindi “non molleranno la poltrona”, anche se “stanno inchiodando l’Italia“.

Per Renzi questo è il punto chiave, non solo per l’opposizione: “Da subito noi abbiamo dato la massima disponibilità a collaborare con il governo. Ma è stata disprezzata. Il governo ha scelto di attaccare per calcolo politico, Toninelli dopo due ore dal crollo dava la colpa ai governi precedenti. Ci hanno accusato di avere preso soldi da Autostrade salvo poi scoprire che invece era la Lega ad averli ricevuti”. “La situazione di oggi è figlia delle loro scelte: hanno scelto di infilare nel decreto il condono di Ischia mentre c’è gente che muore per il maltempo e l’abusivismo. Dovevano abolire la povertà, hanno abolito il senso del pudore”, ha detto Renzi, ma “c’è un malcontento che noi non dobbiamo strumentalizzare e la maggioranza non dovrebbe sottovalutare”, ha anche sottolineato.

E proprio sul tema della concessione ad Autostrade poi è continuata l’intervista, un tema che ritiene sia stato strumentalizzato per ricevere consensi: “Hanno annunciato la revoca, ma non c’è stata. Anche perché Conte più che l’avvocato del popolo è stato l’avvocato di Aiscat (associazione dei concessionari). Hanno giocato sulle emozioni per prendere gli applausi. Dopodiché, io da cittadino penso che Autostrade abbia probabilmente delle responsabilità. Ma non spetta a me, né a Toninelli deciderlo”. Questo, ha spiegato, “lo pagano i genovesi: nella convenzione c’erano gli oneri e gli onori, Aspi avrebbe dovuto ricostruire e avremmo avuto il ponte entro il 2019. Invece si è fatta una battaglia di consenso”. Una lotta che secondo l’ex presidente del Consiglio non si limita alla città di Genova e alla tragedia del ponte Morandi, ma coinvolge anche Terzo Valico e Gronda, due infrastrutture “fondamentali”. Renzi ammette di essere stato deluso dal silenzio sul condono, che definisce una “cosa squallida”. “Avrei sperato che anche qualcuno della Lega sollevasse obiezioni su condoni e sanatorie”, ha detto prima di aggiungere “si vede che dal fisco all’edilizia la grande questione dell’onestà è rimasta negli slogan”.

E infine anche un viaggio nel passato, ricordando le misure che con il Partito Democratico, durante il suo governo, aveva varato: “L’alternativa c’è: noi, al governo, abbiamo finanziato il Terzo valico, portato avanti la Gronda, dato i soldi per la sicurezza del Bisagno e per il porto di Genova. Bisogna fare capire che c’è un’Italia che dice sì. I no di questo governo, dal Terzo valico alla Gronda, sono una vergogna”. Ma secondo Renzi questo non è un grosso problema per il governo Conte, per Salvini e Di Maio: “Si fermano i cantieri, gli operai vengono licenziati? Tanto gli diamo il reddito di cittadinanza… Questo è il ragionamento”, ha commentato.


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