Torino, condannata a due anni per mutilazione genitale nei confronti delle due figlie


Una mamma di origine egiziana residente a Torino è stata condannata oggi in tribunale a due anni e due mesi di reclusione per mutilazione genitale nei confronti delle due figlie. La sentenza è del giudice Luca Fidelio che ha applicato il reato di “pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili” introdotto nel codice penale nel 2012. Il marito dell’imputata, assistito dall’avvocato Maurizio Cossa, è stato invece assolto. Secondo il pm Dionigi Tibone le mutilazioni furono eseguite in Egitto oltre dieci anni fa, nel 2007. L’imputata – difesa dall’avvocato Guido Savio – è stata anche condannata a pagare una provvisionale alla figlia minorenne che si è costituita parte civile con l’avvocato Emanuela Martina. L’altra figlia, che da poco è diventata maggiorenne, non si è costituita.

Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili – Le mutilazioni genitali femminili sono un fenomeno vasto che include pratiche tradizionali che vanno dall’incisione all’asportazione, parziale o totale, dei genitali femminili esterni. Come ricorda l’Unicef, bambine, ragazze e donne che subiscono tali pratiche devono fare i conti con rischi gravi e irreversibili per la loro salute, oltre a pesanti conseguenze psicologiche. Si stima che nel mondo il numero di donne che convivono con una mutilazione genitale siano circa 125 milioni. Gran parte delle donne che subiscono queste pratiche si trovano in 29 Paesi africani, una quota minore vive in Paesi a predominanza islamica dell’Asia. In Egitto l’incidenza del fenomeno rimane altissima, toccando il 90 percento della popolazione femminile.


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