tre profughe sgozzate al confine con la Turchia


Agenti della polizia greca pattugliano il fiume Evros dopo la morte delle tre profughe
in foto: Agenti della polizia greca pattugliano il fiume Evros dopo la morte delle tre profughe

I corpi di tre donne sono stati ritrovati con la gola squarciata mercoledì sera vicino al fiume Evros, sul confine tra Grecia e Turchia. Un orribile delitto che ha causato una profonda commozione tra la popolazione greca. Due delle vittime sono state rinvenute con le mani e i piedi legati e su uno dei cadaveri c’era ancora conficcato un coltello militare, usato anche dai cacciatori. La più giovane aveva solo 15 anni mentre la più grande poco più di trenta. Non si conoscono ancora le loro identità ma le autorità greche hanno potuto confermare che si tratta di tre donne di origine mediorientale o asiatica. I cadaveri sono stati trasportati nella vicina Alessandropoli dove verrà realizzata l’autopsia. I medici dovranno confermare o scartare l’ipotesi, emersa in alcuni media locali, che le vittime fossero parenti.

“Non ho mai visto nulla di simile in 18 anni di professione”, ha affermato Pavlid Pavlidis, il medico legale incaricato dell’esame autoptico. I corpi, scoperti da un contadino del luogo, avevano le stesse ferite profonde alla gola e sono stati ritrovati a pochi metri di distanza.  La morte, secondo le prime analisi, risalirebbe ad alcuni giorni fa. Gli inquirenti greci escludono il furto come movente in quanto gli oggetti personali delle tre vittime sono stati rinvenuti. Il coltello ancora conficcato nel corpo di una delle donne è stato portato nei laboratori della polizia per essere esaminato alla ricerca di tracce di Dna e impronte digitali.

Una delle prime ipotesi è che gli assassini possano appartenere a qualche gruppo paramilitare. Nonostante la presenza di unità “a caccia di profughi” lungo la frontiera bulgara, in Grecia non si sono mai verificati episodi simili. L’altra possibilità è che a commettere gli omicidi siano stati degli estremisti islamici vista l’efferatezza con cui hanno ucciso le tre donne. La pista più probabile, però, è che l’esecuzione sia stata compiuta dai trafficanti di esseri umani che operano nella zona lungo il confine con la Turchia. Gli omicidi sarebbero un avvertimento ad altri profughi della fine che gli attende se non pagano o non rispettano gli ordini.

Il fiume Evros, il corso d’acqua che separa la Grecia dalla Turchia, è diventato sempre più il passaggio obbligato dei profughi che cercano di raggiungere l’Europa. Una rotta apparentemente più sicura rispetto a quella verso le isole greche dell’Egeo. Il numero di persone che ha attraversato il fiume è infatti raddoppiato dal 2017. Dai dati dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati è emerso che da gennaio a maggio circa 7.200 profughi hanno scelto questa via. Tra loro molte famiglie con figli piccoli provenienti principalmente dalla Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan. L’incremento è stato confermato anche dal ministro per le migrazioni ellenico, Dimitris Vitsas, secondo cui sono oltre 12mila gli arrivi da questo lato della frontiera. “C’è stato un notevole aumento negli ultimi due mesi, i controlli sono difficili”, ha detto Chryssovalantis Yalamas, responsabile del controllo dei confini greci. “Almeno cinque trafficanti vengono arrestati ogni giorno – ha aggiunto – ma non abbiamo i mezzi per affrontare il fenomeno”. Con l’aumento degli arrivi è salito anche il saldo dei decessi: secondo le cifre ufficiali, dodici persone sono annegate tra gennaio e luglio. Nel 2018, i profughi arrivati in Grecia sono poco più di 24.000, numeri lontani rispetto a quelli di tre anni quando quasi un milione di richiedenti asilo è sbarcato nel Paese ellenico. In mezzo, l’accordo tra Unione Europea e Turchia per chiudere le frontiere esterne ai disperati in fuga da guerra e miseria.


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