Troppi farmaci contro i tumori? No, se si guarda a ogni “singolo” paziente


A scorrere il programma del più grande congresso mondiale sul cancro, che comincia il 31 maggio a Chicago (è il l’Asco, organizzato dall’American Society of Clinical Oncology), non ci si raccapezza proprio, tanti sono i farmaci sperimentati nei più diversi tipi di tumore (farmaci che sono già entrati o sono in arrivo sul mercato) e ancora di più sono le loro combinazioni che promettono di aumentarne l’efficacia in questa o quella neoplasia, anche le più rare o quelle finora intrattabili.

I farmaci

Farmaci di tutti i tipi: vecchi chemioterapici rivisitati, nuove molecole cosiddette a bersaglio molecolare (che aggrediscono, cioè, selettivamente le cellule tumorali, distruggendole, ma risparmiando quelle sane), immunoterapici di recente o nuova generazione (sono quelli che aiutano il sistema immunitario a difendersi dai tumori) e persino le nuove Cart-T cell, terapie, cioè, costruite per curare singoli tumori che, al momento, hanno a che fare con le cellule del sangue e che non hanno risposto alle classiche terapie. Ma il meeting di quest’anno non si è concentrato (almeno nel titolo) sulla pletora di nuove cure, ma ha messo in primo piano il paziente. 

La persona

Il titolo (in inglese) suona così: “Caring for every patient, learning from every patient”. Tradotto in italiano: “Curare ogni paziente, imparare da ogni paziente”. Dietro questo slogan si possono intravvedere due significati. Il primo, il più ovvio, è quello che ha ispirato gli organizzatori dell’Asco e deriva proprio dal fatto che tutte queste nuove opportunità terapeutiche possono permettere di trattare al meglio ogni singolo paziente. Oggi si parla sempre di più di medicina personalizzata o di precisione. Ecco allora che ogni (“every”, appunto) paziente va identificato nella sua specificità genetica (perché il cancro nasce dove ci sono alterazioni del Dna) , in modo che le cure siano il più possibile mirate (anche se la genetica non è tutto come ci stanno suggerendo le ultime ricerche: c’entra anche l’ambiente, sia quello interno dove si sviluppa il tumore, sia quello esterno che può costituire un fattore di rischio nello sviluppo di neoplasie). 

Le possibilità dei malati

E ci aspettiamo tante risposte da questo congresso che vede la partecipazione di circa 39 mila oncologi da ogni parte del mondo (e anche, da Paesi in via di sviluppo dove il cancro sta diventando un problema importante, più di certe malattie infettive che fino a poco tempo costituivano la prima emergenza di sanità pubblica).Ma vorremmo anche averne altre che riguardano un secondo aspetto, legato al “paziente” come tale. Cioè come persona e non come “malattia”. Per esempio, vorremmo capire, da questo congresso mondiale, quali possibilità ha un malato di accedere a tutte queste nuove cure, quali sono i costi “out of pocket”, cioè “di tasca propria” che un paziente deve affrontare anche in un Paese come l’Italia dove, teoricamente, la sanità è gratuita e quando e come un malato può partecipare alle sperimentazioni cliniche, che gli permetterebbero di avere accesso ai nuovi farmaci, prima della loro registrazione. Aspettiamo risposte nei prossimi giorni.

30 maggio 2019 (modifica il 30 maggio 2019 | 10:20)

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