tutto inizi in un castello


Il posto delle fragole di Gianluca Vialli un castello del XV secolo: Villa Affaitati di Belgioioso. Tutto parte da l, tutto ritorna l. A Grumello, poco distante da Cremona. L ha tirato i primi calci al pallone, l invitava i suoi amici per infinite partite nelle assolate e appicciate estati padane, l ha cullato e fatto crescere i sogni pi intimi, l si rilassava dopo le fatiche delle prime stagioni da giocatore professionista, l ha festeggiato le vittorie pi belle da campione affermato, l ha trascorso la convalescenza dopo l’operazione, coccolato dalla sorella Mila, l porter a braccetto le figlie, Olivia e Sofia, quando arriver il loro giorno pi bello, da spose.

Gianluca Vialli, 54 anni.

Gianluca Vialli, 54 anni.

La palla di carta e le sfide in oratorio
La storia di un calciatore particolare, rivoluzionario e dandy allo stesso tempo, non la solita storia di “fame” e “rivincite” da inseguire e raggiungere attraverso i gol. Il piccolo Gianluca nasce il 9 luglio 1964. La famiglia, di origine trentina, ha gi altri 4 bambini: Mila, Nino, Marco e Maffo. Il quinto arriva in casa con distacco e si gode i privilegi di una infanzia agiata grazie al padre imprenditore e proprietario di una azienda che produce prefabbricati. Il calcio e i suoi rituali, sudore e abiti sporchi, sembrano lontani anni luce da quel castello fiabesco. Ma Grumello, per quanto sia affascinante, sempre periferia del mondo. E Gianluca a Cremona passa le serate d’inverno a fantasticare con una palla di carta, sfidando il fratello e facendo la radiocronaca. Le partite a quei tempi hanno il sapore del porfido di un cortile: grandi spazi, niente porte. L’emozione di una sfida vera, di un pallone sbattuto in fondo alla rete, arriva anni dopo, quando il giovane Vialli varca l’ingresso dell’oratorio Cristo Re. Il prete, don Angelo, ingaggia anime candide e giocatori con l’abilit di un navigato manager: “Vieni, vieni, fai il catechismo, diventi un buon cristiano e ti facciamo divertire con il calcio”. Fu una folgorazione: non sulla via del Vaticano, ma verso altri luoghi “sacri”: San Siro, San Paolo…


La maglia grigiorossa e il fiuto del Mondo
Il ragazzo si far, questo si capisce presto, il pi rapido a intuirlo Franco Cristiani, professore d’italiano, allenatore nel tempo libero con l’occhio attento dello scopritore di talenti. E quel dodicenne magro e ricciolino, che salta tutti come birilli, ha l’aria di esserlo. Cos lo ingaggia per i Giovanissimi del Pizzighettone: 5 partite in tutto, poi un inghippo burocratico (Vialli fuoriquota per 9 giorni) gli fa cambiare maglia e storia. Il film diventa grigiorosso, i colori della Cremonese che lo compra per mezzo milione di lire. Gianluca insegue la sua passione: quella la benzina dei suoi muscoli. E cresce di giorno in giorno, nonostante un carattere timido che ogni tanto lo porta fuoristrada. Come quella volta che non chiede aiuto quando si presenta da solo con la borsa in stazione: stato convocato da una rappresentativa scolastica, deve prendere un treno per raggiungere Milano. Partenza prevista alle 10. Mezz’ora dopo il vagone ancora inchiodato sul binario. Per forza, il treno sbagliato. Glielo dice il capostazione e allora il ragazzo torna a casa sconsolato e chiede alla mamma di avvisare la squadra: “Digli che sto male”. Una delle poche stecche prese perch quando va in campo di solito squarcia le difese. pronto per il grande salto. Quando festeggia il sedicesimo compleanno, accadono due cose: fa l’esordio tra i professionisti e lascia la scuola, l’istituto per geometri. La Cremonese vola in B, Vialli vola e basta: va sempre pi su. Se Guido Vincenzi l’allenatore che lo lancia, la consacrazione arriva con Emiliano Mondonico. Il giovane ricciolino ripaga la fiducia avuta dal Mondo: 5, 8, 10 la progressione dei gol nei tre campionati successivi che culminano con la promozione in A dei grigiorossi. Il presidente Domenico Luzzara piange prima di gioia e poi di commozione: cede il gioiello di famiglia.

Mancini e Vialli, i gemelli del gol con la maglia della samp.

Mancini e Vialli, i gemelli del gol con la maglia della samp.

L’oro della Samp e Rambo Koeman
Vialli fa le valigie: lascia il castello, la vespa con cui portava in giro per la citt Giovanna (la storica fidanzata: amore finito dopo 13 anni), il Rio bar dove ogni tanto andava a tastare l’umore dei tifosi ed emigra verso Genova. La Sampdoria di Paolo Mantovani la sua nuova squadra, il mare vicino a Bogliasco il nuovo orizzonte. Il destino gli mette contro proprio la Cremonese (dove approdato con un viaggio inverso il talento cristallino di Alviero Chiorri, ma questa un’altra storia…) al debutto in A nel settembre 1984. E soprattutto gli regala un compagno di reparto da sceneggiatura perfetta: Roberto Mancini. I due si completano e fanno partire la rivoluzione del calcio italiano. La Samp fino a quel momento non aveva vinto nessun trofeo. Recupera in fretta il tempo perduto: Coppa Italia 1985 (in panchina Eugenio Bersellini, il sergente di ferro), poi il grande salto con l’arrivo di Vujadin Boskov (ribattezza “Vaialli” il nostro eroe e “Vaialli” ha parole dolcissime quando gli chiedono un ricordo dopo la morte del tecnico serbo, aprile 2014: “Per me stato una via di mezzo tra un padre e un amico. Quando vedeva che ero gi di morale, mi faceva andare a casa sua. La moglie preparava il th con i pasticcini. Uscivo da quell’appartamento e mi sembrava di volare”) che fa rima con Coppa Italia 1988 e 1989, Coppa delle Coppe 1990, Supercoppa italiana 1991 e soprattutto lo storico scudetto (l’ultimo finito in provincia) 1991. Certo, il ciclo si chiude con una sconfitta dolorosa, ingiusta: la Coppa dei Campioni 1992 evapora nei tempi supplementari della finale contro il Barcellona, una fiondata di “Rambo” Koeman manda in paradiso i catalani guidati da Cruijff e condanna i doriani a rimpianti lunghi una vita. Per Vialli, dopo 141 reti con la Samp, giunto il momento di cambiare panorama: anni prima aveva detto “no” al Milan di Berlusconi (“A Genova mi sveglio e vedo il mare, a Milano 2 al massimo ci sono i laghetti con i cigni”), ma nel 1992 d il via libera alla sua cessione: si va alla Juventus.

Capitano alla Juve e la Champions
Per due anni l’attaccante si maledice: le cose non vanno benissimo, i gol faticano ad arrivare, i risultati pure, a parte la Coppa Uefa vinta nel 1993. Qualche settimana dopo torna a Cremona per prendersi il diploma da geometra da privatista, come promesso ai genitori. Il campionato successivo il peggiore: si sbatte come sempre, corre come un matto, si adatta persino a fare il centrocampista e rimedia una doppia frattura del piede. Va tutto storto. Intorno ci sono due stelle: quella cadente di Roberto Baggio e quella nascente di Ale Del Piero. Nell’estate 1994 sbarca a Torino il nuovo allenatore bianconero: Marcello Lippi. Parla con tutti i giocatori, quando il turno di Vialli si sente dire: “Voglio andare via, non mi trovo bene”. Lippi dice no, per fortuna. E Vialli non smetter mai di ringraziarlo. Nel giugno successivo la Juve brinda alla doppietta Coppa Italia&scudetto. Gianluca non ha pi i ricciolini di Cremona, sfoggia una pelata alla Pantani, dei muscoli che saranno oggetto di sospetti sempre respinti (“Abbiamo preso per alcuni mesi la creatina, come facevano tutti”), realizza gol fantastici in rovesciata e sfodera una leadership naturale, premiata con la fascia da capitano. E da capitano, Vialli nel 1996 alza al cielo la Champions, la vecchia Coppa dei Campioni. La Juve sta aspettando da allora di rivivere un’emozione simile. Vialli, invece, proprio in quella calda serata romana decide di allargare l’orizzonte. L’anima dandy non solo nei vestiti, ma pure nella scelta di lasciare l’Italia per giocare in Inghilterra.

Lo striscione d'incoraggiamento della curva della Juve.

Lo striscione d’incoraggiamento della curva della Juve.

L’avventura al Chelsea e il patron Elton John
Va al Chelsea e scrive la storia: dopo l’esonero di Ruud Gullit (che lo aveva messo in disparte) diventa allenatore-giocatore. Vince subito coppa di Lega e Coppa delle Coppe (1998), l’anno dopo trionfa nella Supercoppa Uefa (battuto il Real Madrid giustiziere della Juve), gioca e segna il 16 maggio 1999 l’ultima partita: 2-1 al Derby County. Non finisce qui, nel 2000 arrivano Coppa d’Inghilterra e Charity Shield. Cinque trofei conquistati in 3 anni: come Vialli nessuno mai (fino a quel momento). La gratitudine nel calcio non esiste (chiedere al Claudio Ranieri re di Leicester, ma pure questa un’altra storia…) e il Chelsea liquida Vialli nel settembre 2000 (“Quel licenziamento mi ha fatto male. Non credo fosse meritato, visti i risultati”, dir poi) e chiama… Ranieri. L’ex ragazzo di Cremona resta in Gran Bretagna, accettando l’offerta di Elton John patron del Watford. Dura poco, il battito di ali copre una sola stagione.

Baggio e Vialli in Nazionale.

Baggio e Vialli in Nazionale.

Il s alla tv e quello alla moglie
Nel 2002 Gianluca dice basta: al calcio ha dato tanto e il calcio gli ha restituito tantissimo. Si pu continuare il matrimonio anche in un’altra veste, da commentatore tv. E dice s a Sky. Dice “s” nel 2003 pure alla bellissima Cathryn White-Cooper, ex modella sudafricana poi diventata una quotata designer d’interni, conosciuta a Londra ai tempi del Chelsea. Vialli fa gol anche in televisione: non sbaglia i congiuntivi, fa commenti misurati, ma non rinuncia a essere tagliente. Uno stile, insomma. Il suo stile. Che porta anche quando con Lorenzo Amoruso affronta la sfida del reality (“Squadra da incubo”) o sul campo da golf, per gare benefiche in favore della Fondazione ideata con l’ex giocatore Massimo Mauro. L’esistenza post panchina scorre placida, rammarichi pochi.

Vialli sulla panchina del Chelsea.Vialli sulla panchina del Chelsea.

Vialli sulla panchina del Chelsea.

Vialli sulla panchina del Chelsea.

La Nazionale e il “nemico” Sacchi
Il pi grande di colore azzurro tenebra: Vialli in Nazionale non sfonda. Al Mondiale 1986 troppo giovane per evitare il naufragio dei campioni del mondo, nell’Europeo 1998 sbatte in semifinale sulla Russia, ma Italia 90 la pagina pi triste. L’attaccante dovrebbe essere la punta di diamante nella formazione di Azeglio Vicini, ma a prendersi la scena Tot Schillaci, l’ultimo arrivato. Vialli scivola indietro, si stacca, non rientrer pi in gruppo. L’arrivo del c.t. Arrigo Sacchi il colpo di grazia (“Eravamo due galli in un pollaio. All’inizio mi adorava. Poi si accorse che facevo domande, volevo capire, dovevo essere convinto da qualcosa in pi di un ordine. E Sacchi non amava le domande”, ha spiegato in un’intervista rilasciata a Walter Veltroni), la Nazionale mollata molto prima del Mondiale 1994. Dopo un gol segnato a Malta a pochi giorni dal Natale 1992, ultima delle 59 apparizioni in azzurro.

La sfida pi importante e futuro azzurro?
Vialli non uno che molla senza una ragione. Figuriamoci se molla la vita. Cos quando alla porta bussa l’avversario pi tosto, un cancro al pancreas, lui reagisce e rilancia la sfida. Nel castello di Grumello, dove recupera forze e chili, aggiunge una storia al suo libro (“Goals”). La sua storia. E semina obiettivi futuri (la Figc attende una risposta dopo l’offerta per il possibile ritorno in Nazionale da capo delegazione di nuovo al fianco di Mancini), per tornare in gioco, per far capire alla “bestia” chi vincer il match. Perch questo il bello del calcio. Perch questo Gianluca Vialli.

 Francesco Ceniti 

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