Un detenuto sta male. La telefonata


“Siamo i carabinieri di Tor Sapienza. Abbiamo un detenuto che sta male, ha tremori e non riesce a muoversi. Dice che ha attacchi di epilessia“. Sono le prime ore del 16 ottobre del 2009, Stefano Cucchi è in una camera di sicurezza della caserma dove è stato fermato a Roma, e secondo le indagini è già reduce dal pestaggio avvenuto nella caserma Casilina. La registrazione fa parte delle decine di documenti – cartacei e audio – depositati dal pm Giovanni Musarò nel processo per la morte del geometra 29enne. L’operatore del 118 chiede al militare, che, appunto, è il piantone della stazione Tor Sapienza, se il detenuto è tranquillo. “Tranquillissimo -risponde il carabiniere- ha solo ste cose, fisicamente sta male di suo ma non ha i sintomi dell’epilessia”. L’ambulanza arriva, ma Stefano, avvolto in una coperta e tremante, afferma di non aver niente nonostante sia in grado a malapena di muoversi. E gli operatori, dopo aver insistito, vanno via.

Nel frattempo va avanti l’inchiesta sul falso. Il procedimento sta portando alla luce una storia, parola del pm, “costellata di falsi, da dopo il pestaggio e proseguita in maniera ossessiva anche dopo la morte del giovane geometra”. Ed è proprio sull’attività sistematica di “inquinamento probatorio” che gli investigatori vogliono fare chiarezza e definire la scala di ordini gerarchici per modificare atti o la regia che “ha indirizzato in modo scientifico prove verso persone che non avevano alcuna responsabilità”. Le strade porterebbero ai vertici del Gruppo di Roma all’epoca dei fatti e in particolare all’allora numero due, il tenente colonnello Francesco Cavallo, finito nel registro degli indagati. Cavallo, secondo i pm, è stato il “suggeritore” delle presunte modifiche da apporre alla nota di servizio sullo stato di salute di Cucchi. L’ufficiale dell’Arma potrebbe essere presto convocato in procura per essere interrogato. A chiamarlo in causa è stato anche il luogotenente Massimiliano Colombo, comandante della stazione Tor Sapienza dove Cucchi venne trasferito per alcune ore proveniente dalla caserma Casilina, teatro, per ammissione di uno degli imputati nel processo davanti alla I corte d’Assise, del pestaggio del 31enne.


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