Una proposta di legge per vietare il consumo di carne di cani e gatti


In Italia la carne di cane e la carne di gatto non vengono mangiate. In molti, al solo pensiero, rabbrividiscono. D’altronde sono gli animali domestici più diffusi in tutto il territorio nazionale. Eppure una legge che vieti espressamente il loro consumo a fini alimentari non c’è. Così i senatori di Fratelli d’Italia hanno avanzato una proposta di legge, a prima firma Adolfo Urso, che ha l’obiettivo di modificare il codice penale e introdurre “il divieto di consumo alimentare di carni di cani e di gatto”. Ad annunciare l’arrivo della proposta, presentata negli scorsi giorni al Senato, è stata anche la presidente di FdI, Giorgia Meloni: “Incredibile ma in Italia la legge non vieta di mangiare carne di cane e gatto. Una mostruosità alla quale Fratelli d’Italia vuole mettere fine con la proposta di legge che ha presentato in Parlamento per introdurre il divieto di consumo alimentare di carne di cane e di gatto, con la reclusione da quattro mesi a un anno di carcere. Una proposta di buon senso che tutela gli animali da affezione e che speriamo sia sostenuta anche dalle altre forze politiche”.

La proposta di legge

Il testo della proposta presentato dai senatori di FdI prevede anche il carcere per chi non rispetta la legge, con una pena da quattro mesi a un anno di reclusione. Previste, inoltre, multe che vanno dai mille ai 5mila euro. La legge prevede il divieto di consumo alimentare di carni di cani e gatti, perché – spiega il primo firmatario – “allo stato attuale non è previsto un espresso divieto di mangiare carne di cane e gatto”. Secondo Urso è una “lacuna tanto più evidente a fronte dei fenomeni migratori che hanno portato alla presenza sul territorio nazionale di comunità provenienti da Paesi in cui la carta di cani costituisce una vera e propria specialità gastronomica”.

Il disegno di legge prende spunto dalla recente legislazione di alcuni paesi come gli Stati Uniti, dove alla Camera è stata da poco approvata una norma in tal senso. In realtà, però, solo in cinque Stati c’è un divieto esplicito, ad oggi, negli States. Anche in altri paesi come Svizzera e Inghilterra non si può comprare o vendere carne di cani e gatti, come da noi, ma non c’è un divieto esplicito. D’altronde – sottolinea ancora chi propone la legge – ci sono paesi in cui è normale mangiare carne di cane, come in Cina, Vietnam, Laos e Nigeria.

Cosa prevede oggi la legge italiana

La proposta di Fratelli d’Italia, in realtà, avrebbe più che altro l’obiettivo di confermare esplicitamente ciò che la legge italiana in qualche modo già prevede. In Italia esiste il divieto di vendere carne di cane per uso alimentare, così come c’è il divieto di sopprimere un cane se non è malato o comunque in maniera “non umana”. Eppure se qualcuno dovesse mangiare questa carne, magari per necessità e per sopravvivere, non andrebbe incontro a una norma che lo vieta esplicitamente.

Il divieto in Italia è desumibile da altre norme, ma non è scritto nero su bianco. Per quanto riguarda l’alimentazione, la prima normativa tutt’ora in vigore risale al 1928: viene prevista la macellazione solo nei pubblici macelli e solamente per animali bovini, bufalini, suini, ovini, caprini ed equini. Vengono quindi esclusi anche altre carni, come quelle di conigli e polli, che vengono regolarmente consumati. C’è poi un regolamento della comunità europea del 2014, con il quale si vieta la commercializzazione e l’importazione di pellicce di cane e gatto. Nessun riferimento all’alimentazione, però.

Arriviamo così al codice penale, secondo cui “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”. Non ci sono riferimenti specifici sul tipo di animale. E, d’altronde, la legge italiana considera che mangiare un animale non è di per sé crudeltà. Infine, altro riferimento normativo è quello relativo alle norme su igiene e salute degli alimenti. Anche qui non c’è un riferimento specifico sulle modalità di macellazione e conservazione di carne di cane e gatto. Però, allo stesso tempo, nessuna regola permette di venderli e nel campo dell’alimentazione tanto basta, perché non si può vendere una merce se non espressamente consentito. Perciò la proposta di legge di FdI non è probabilmente necessaria e serve, più che altro, come mossa politica. Ma la sua legittimità è data dal fatto che nella legislazione italiana, in effetti, manca una norma apposita che vieti esplicitamente il consumo di questa carne.


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