Usati come tappabuchi per anni, ora ci cacciano


“Per anni siamo stai usati come tappabuchi, ora dal primo novembre la Asl di Bari ci metterà per strada  senza considerare che abbiamo figli, mutui e bollette da pagare”, così lamentano la propria situazione  lavorativa gli infermieri precari pugliesi che in vista della scadenza del loro attuale contratto si ritroveranno esclusi da ogni forma di stabilizzazione e assunzione prevista dal sistema sanitario regionale.  Si tratta di oltre duecento persone che hanno assicurato la continuità assistenziale anche durante il periodo estivo e che non ci stanno a perdere il lavoro. Non essendo rientrati nelle stabilizzazioni previste del decreto Madia, si ritroveranno senza contratto visto che la Regione Puglia ha annunciato che per le nuove assunzioni ricorrerà alle graduatorie del concorso regionale del 2016.

“In questo modo i precari saranno condannati – non potendosi più stipulare contratti a tempo determinato – in un limbo di disoccupazione lunghissimo, in quanto per loro sarebbe possibile trovare occupazione solo attraverso un nuovo concorso, del quale non è possibile prevedere oggi neanche l’indizione”, ha ricordato anche  il consigliere regionale del Pd, Ruggiero Mennea, aggiungendo: “Già la Asl Ba, con propria delibera, ha avviato l’assunzione di oltre 250 infermieri dalla graduatoria attiva dell’ultimo concorso regionale. Ad una prima valutazione sarebbe una scelta sacrosanta, se non fosse che il decreto Madia, per superare le condizioni di precariato, impedisce dopo il 31 ottobre 2018 il ricorso a contratti a tempo determinato, se non per il rinnovo degli attuali precari che abbiano fattivamente la possibilità di completare il proprio percorso (36 mesi), dando come scadenza ultima per questo obiettivo il 31 dicembre 2020”.

“La soluzione potrebbe essere la concessione di un tempo tecnico che combaci con il rinnovo contrattuale per i precari non inferiore ai 12 mesi, in modo da consentire il raggiungimento dei 36 mesi di precariato mettendo questa platea nella possibilità di ambire ad una stabilizzazione se possibile o garantire loro la partecipazione ad un concorso in quota riservata (50% dei posti messi a concorso) come da prescrizione della Madia stessa” ha suggerito Mennea, concludendo:  “In ogni caso, occorre un atto risolutivo definitivo, anche per evitare che questi ragazzi non rimangano a casa, dopo aver maturato un’esperienza lavorativa importante solo per cavilli burocratici. Insomma, servono volontà politica e farsi guidare dal buon senso”. Intanto, dopo una prima protesta davanti all’Asl, il gruppo di infermieri precari hanno organizzato un sit-in sotto la sede della Regione Puglia per il prossimo 9 ottobre per rilanciare le proprie richieste: “Siamo professionisti e facciamo il lavoro più bello del mondo, aiutiamo  persone in difficoltà ogni giorno 24 su 24, noi tutti non abbiamo scelto a caso di fare l’infermiere, abbiamo una nostra dignità e abbiamo voglia di lavorare, dateci una Speranza”.


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