Vaccini, cresce la copertura gratuita, ma le anagrafi regionali non decollano


Tutte le Regioni assicurano l’offerta gratuita delle vaccinazioni previste dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019, almeno per l’et pediatrica, anche se le soluzioni organizzative per attuare il Piano sono diverse da Regione a Regione, spesso da Asl ad Asl, sia in ambito pediatrico che per l’adulto e l’anziano. Capita cos che alcune Regioni abbiano esteso l’offerta gratuita anche ad altre vaccinazioni o a ulteriori categorie di rischio, altre no. L’eccessiva frammentazione dei sistemi informativi, poi, impedisce alle anagrafi regionali di decollare. Basti pensare che, rispetto alle vaccinazioni dell’adulto/anziano, solo nel 14 per cento dei casi i medici di famiglia hanno accesso diretto ai dati vaccinali dei loro assistiti. Sono alcuni dati emersi dal primo Rapporto dell’Osservatorio strategie vaccinali – la cui attivit di ricerca scientifica coordinata da Michele Conversano, direttore del Dipartimento Asl di Taranto e da Federico Spandonaro, direttore di C.R.E.A. Sanit – realizzato, in collaborazione con RareLab, per monitorare i sistemi di attuazione del Piano nelle diverse realt regionali. 

Le disparit

L’indagine, condotta con due questionari distinti – uno relativo alle vaccinazioni dell’infanzia e dell’et evolutiva, l’altro a quelle dell’adulto e dell’anziano – ha coinvolto i direttori dei Dipartimenti di prevenzione presenti sul territorio nazionale (circa 80). Il grande merito del Piano nazionale vaccini stato quello di uniformare l’offerta vaccinale e ridurre il sistema a macchia di leopardo che si era generato – sottolinea Michele Conversano, past president della Societ italiana igiene medicina preventiva e sanit – . Le diversit che emergono dall’indagine, per, rendono il contesto nazionale un “puzzle” composito di soluzioni operative, che possono portare a risultati differenti, a volte ottimi e in altri casi deludenti, che impongono una continua valutazione comparativa. Per esempio, – aggiunge Federico Spandonaro – ci sono Regioni che coinvolgono maggiormente i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, e altre molto meno. Alcune Regioni (Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Sicilia) risultano particolarmente virtuose in merito all’offerta, avendola ampliata con altre vaccinazioni (encefalite da zecca, epatite A, ecc.). 

La perdita di gratuit

Tra i punti critici emersi dal Rapporto c’ la durata limitata nel tempo del diritto alla gratuit della vaccinazione: il 16 per cento degli operatori riferisce che decade negli anni successivi a quello stabilito per l’offerta. Per esempio, se gli anziani, non fanno a 65 anni il vaccino anti-pneumococco o anti-zoster, l’anno successivo devono pagarlo, ma il diritto alla vaccinazione gratuita rimane comunque anche negli anni successivi, chiarisce Conversano. 

Manca la situazione adulti

Quanto all’anagrafe vaccinale, il Rapporto registra un’eccessiva frammentazione dei sistemi informativi, un elemento preoccupante nell’ambito del percorso di realizzazione di un’anagrafe unica nazionale, prevista per il 2019 dal Piano nazionale vaccini. Se per le vaccinazioni pediatriche quasi tutti i servizi sono dotati di un’anagrafe informatizzata, solo in poco pi della met dei casi questa copre l’intera Regione, fermandosi al territorio di competenza della singola Asl. Non solo: nel 34% dei casi manca un’anagrafe informatizzata per le fasce d’et adulto/anziano. E solo nel 14% dei casi i medici di medicina generale vi hanno accesso diretto. Secondo gli autori del Rapporto, occorre incentivare l’aggiornamento tempestivo delle anagrafi in tutte le Regioni, creare sistemi informativi che garantiscano una comunicazione diretta fra Servizi vaccinali e medici di assistenza primaria e uniformare tutti i software in uso ai requisiti minimi previsti dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale.  

Coinvolgere i pediatri

Quasi il 90 per cento degli intervistati riferisce che la vaccinazione pediatrica affidata in modo esclusivo ai Servizi vaccinali. In alcuni casi (11,1 per cento) i pediatri di libera scelta supportano i servizi vaccinali affiancandoli nell’immunizzazione pediatrica. Il Rapporto segnala che questo tipo di organizzazione potrebbe essere utile soprattutto laddove si registrano notevoli difficolt nel raggiungere livelli soddisfacenti di copertura vaccinale. 

L’anti-herpes zoster

La somministrazione dei vaccini antinfluenzale e anti-pneumococco affidata in quasi tutte le Regioni ai medici di famiglia. Scarso, invece, il coinvolgimento dei medici di famiglia per l’anti-herpes zoster (comunemente noto come “fuoco di Sant’Antonio”) che in genere viene fatto nei Servizi vaccinali. Gli autori del Rapporto suggeriscono di coinvolgere la rete delle farmacie convenzionate che potrebbero coadiuvare i medici di famiglia nelle campagne vaccinali anti-zoster, in ragione della loro distribuzione diffusa sul territorio e delle ampie capacit di stoccaggio. 

Medici poco attivi

Un altro dato che preoccupa, secondo il Rapporto, che il 42 per cento dei direttori dei Servizi di prevenzione intervistati sostiene che la partecipazione alle attivit vaccinali da parte dei medici di medicina generale non sia obbligatoria, pur essendo prevista dall’Accordo collettivo nazionale che ne disciplina gli obblighi convenzionali. Solo il 17 per cento ritiene (non detto che di fatto sia cos) che i medici di famiglia eseguano un’azione di chiamata attiva delle vaccinazioni. 

La comunicazione

La sanit pubblica predilige ancora una comunicazione tradizionale per l’attivit di comunicazione e promozione vaccinale. Sono molto diffusi i siti web istituzionali, l’utilizzo di materiale divulgativo cartaceo (locandine, brochure, ecc.), gli interventi sui mass-media locali e quelli nelle scuole, mentre molto scarsa la comunicazione sui social network.

22 gennaio 2019 (modifica il 22 gennaio 2019 | 15:52)

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